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Diario
30 ottobre 2008
I cattivi maestri
Peggiore
della "ritardarietà", della quale si è discusso in questi giorni, credo sia
l'abitudine dell'italiano a mettere presto tutto nel dimenticatoio; anzi, credo
che questa usanza sia lo sviluppo e il perfezionamento della prima, considerato
quanto sia ammaestrata e foraggiata da ogni parte politica, e quanto sia
esercitata dalla stampa di ogni colore. Volendo creare un neologismo, potrebbe
chiamarsi "memorcortismo".
L'occasione
di questa riflessione mi si presenta grazie alla segnalazione, fatta su un
forum, del DPR 24 maggio 2001, n. 254, recante “criteri e modalità per la costituzione di
fondazioni universitarie di diritto privato, a norma dell'articolo 59, comma 3,
della legge 23 dicembre 2000, n. 388”.
Se notate bene la data della pubblicazione, si tratta di un provvedimento varato
durante l’ultimo governo Amato: ciò dimostra che la facoltà per gli Atenei di
costituirsi in fondazioni di diritto privato, anni prima del famigerato DL 112, è un’idea nata dal centrosinistra. Il
DPR 254/2001 contiene, ad una prima veloce lettura, una disciplina in linea con
l’art 16 del decreto Gelmini; non è errato dire allora che l’attuale
opposizione di sinistra sta protestando anche contro un provvedimento
che essa stessa ha promosso. Tutto è finito nel dimenticato io. Anche facendo
mente locale al 2001, non ricordo dibattiti sui giornali o sull’opinione
pubblica dopo questo DPR; forse perché allora mi informavo meno di politica, o
forse perché si tratta di una regolamento, e quindi di una fonte di rango
secondario. Lo ha dimenticato l’attuale maggioranza, che avrebbe potuto usare
l’argomento per arginare le polemiche, e ovviamente la sinistra fa finta di
niente. Mentre protesta contro la scure dei tagli della L 133, che sono ingenti
e drammaticamente indiscriminati, che arrivano dopo quelli del ministro Mussi,
tace sul fatto che l’imput alla creazione delle fondazioni universitarie lo
aveva dato lei. E non è rimasta certo lettera morta, visto che diverse
Università si sono già costituite in fondazioni (Bologna, ad esempio, o Modena e Reggio Emilia). Non è questo il primo caso di memorcortismo; l’esempio più
eclatante è rappresentato dalla feroce opposizione al DLGS 276/2003, la legge
“pseudo - Biagi”, dopo che nel 1997 era stata proprio il governo D’Alema a
introdurre le nuove forme di lavoro con la
L 196/97(“pacchetto Treu”). Si predica bene, dopo aver
razzolato male.
A che
conclusione voglio arrivare. Che bisogna diffidare da queste orde di
politicanti che cavalcano l’onda della protesta solo per ottenere visibilità, e
che hanno in realtà molte cose da confessare. Che bisogna ostacolare in tutti i
modi la strumentalizzazione del movimento senza cadere nella tentazione di tirare
fuori gli odi ideologici da cui non si riesce ad affrancarsi. Che bisogna non cedere
alle provocazioni volte a trasformare le proteste in scontri, e le ragioni in
torti. Che bisogna denunciare fortemente l’iniquità dei tagli in alcuni settori,
soprattutto nelle assunzioni dei ricercatori, ma non demonizzare una riforma
che vuole contenere i costi. Che bisogna pretendere il mantenimento del limite contributivo
del 20% per gli studenti. Che le fondazioni non sono un male assoluto, ma nella
società italiana in cui viviamo, soprattutto qui al Sud, si tradurrebbero solo
in buone intenzioni tradite e, di conseguenza, creerebbero squilibri enormi tra
un Ateneo e l’altro. Se si è lungimiranti, non può sfuggire quanto è arduo il
sottile equilibrio imposto dalle norme.
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